L'Ikebana
L'ikebana, l'arte giapponese di disporre i fiori, s'identifica con la rappresentazione simbolica della natura, del suo ciclo vegetativo e dell'alternarsi delle stagioni. La parola ikebana è composta da ike e d a hana. IKE è la radice di tre verbi:
- ikeru che significa "comporre fiori"
- ikiru che significa "vivere, essere vivi"
- ikasu che significa "rendere visibile la vita".
HANA sono i "fiori" (la parola hana associata alla radice ike perde la h ed acquista una b).
Ikebana, pertanto, significa "rendere visibile l a vita dei fiori".
L'ikebana affonda le sue radici nella religione scintoista (che venera ogni cosa naturale) ed in quella buddhista. Entrambe hanno l'usanza di offrire fiori o, persino, intere piante, a Buddha.
Le prime composizioni risalgono al VII secolo, all'epoca di Ono no Imoko. Costui, in qualità di ambasciatore, era stato mandato a soggiornare per un certo periodo della sua vita presso la corte imperiale cinese. Rimasto impressionato dalla bellezza dei giardini e delle offerte floreali nei templi, al suo rientro in patria si ritirò sulle colline d i Kyoto e divenne monaco, dedicando la sua vita alla diffusione dell'ikebana.
Nel XV secolo fu il monaco Senkei Ikenobo a cogliere con sensibilità gli insegnamenti del suo illustre predecessore. La sua fama era tale da richiamare nel suo tempio di Kyoto pellegrini da tutto il Giappone. Decise di fondare una propria scuola sull'arte della composizione floreale.
Successivamente nel XVI secolo Sen no Rikyu, grande maestro di cha no yu al servizio del famoso samurai Hideyoshi Toyotomi, semplificò la cerimonia del tè con l'introduzione dello spirito wabi sabi, dove la bellezza risiede nel rustico, semplice e non definito. Sen no Rikyú usava adornare la stanza da tè con un unico tralcio di fiori in vaso raku. Questa ikeana fu chiamata chabana (da cha=tè e hana=fiori). Fu sempre il maestro Sen no Rikvü a ideare lo stile nageire, che letteralmente significa "fiori buttati dentro". Per questo tipo di ikebana si utilizzano vasi alti.
Nel 1869 il commodoro Perry entrò con quattro navi da guerra nell'antica Tokyo, forzando l'apertura del Giappone all'Occidente. L'arte dell'ikebana dovette adeguarsi a nuovi fiori e, così, nacque lo stile moribana (letteralmente "fiori ammassati"), una composizione con vasi bassi che in breve divenne simbolo del Giappone moderno.
Colui che si dedica con amore e serietà all'arte dell'ikebana intraprende, secondo la cultura giapponese, la via spirituale dei fiori, detta Kadõ.

LA SCUOLA WAFU TESHIGAHARA
La scuola Wafu venne fondata nel 1896, durante l'era Meiji, da Wafu Teshigahara.
Nel 1946 il direttore della scuola, denominato lemoto, figlio primogenito del fondatore, ha introdotto uno stile di ikebana più individualistico, adatto alle case giapponesi del XX secolo. Diffuse in Giappone, Stati Uniti e Sud America la sua personale visione dell'arte dell'ikebana, riassunta nel motto "arrange flowers that you like - suitably - in a container that you like".
Artista instancabile, ha presentato le sue opere in tutto il mondo, volendo trasmettere tramite l'ikebana un messaggio di pace e comprensione tra i popoli. Secondo Wafu Teshigahara, l'amore e il rispetto per la natura sono parte integrante per avvicinarsi all'ikebana e, così, raggiungere l'armonia assoluta.
Dal 1992, il terzo Wafu Teshigahara ha seguito le orme dei suoi due predecessori, esaltando sempre la filosofia della Scuola Wafu.
Attualmente la lemoto è una giovane donna: Mitsui Teshigahara.






